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INTERCETTAZIONI TELEFONICHE - SENTENZA DELLA CORTE DEI CONTI




 


INTERCETTAZIONI TELEFONICHE

FONTE: http://www.notiziariogiuridico.it
SOSPENSIONE DEL PROCESSO CONTABILE PER PREGIUDIZIONALITA’ DEL PROCEDIMENTO PENALE

Riportiamo in questa sezione del sito la nota di commento della Sentenza della Corte dei Conti - Seconda Sezione Giurisdizionale Centrale emessa il 1 giugno 2000 e depositata il 2 agosto 2000 dell'avv. Carlo Alberto Zaina e del dott. Marco Tonti

Inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche
e ambientali nei procedimenti extrapenali

Con nota di commento
dell'avv. Carlo Alberto Zaina e del dott. Marco Tonti


La sentenza pronunciata dalla seconda Sezione giurisdizionale Centrale della Corte dei conti in data 1 giugno 2000 e depositata il 2 agosto 2000 ripropone la vexata e mai risolta questione riguardante i rapporti che legano il processo penale a quello contabile.

Essa si inserisce in un sempre più deciso e cospicuo orientamento giurisprudenziale che si è fatto interprete dell’esigenza di rivalutare l’istituto della pregiudizialità del rito penale rispetto a quello amministrativo ed a quello civile, rendendolo di maggiore efficacia ed applicazione in concreto.

L’abrogazione, ad opera del nuovo codice penale di rito del 1988, del dettato dell’art. 3 del c.p.p. previgente, che statuiva la necessaria pregiudizialità del processo penale qualora la cognizione del reato influisse sulla decisione della controversia civile, e la consequenziale modifica dell’art. 295 c.p.c. per opera della legge n.353 del 1990, sembravano imporre (ed ad oggi hanno purtroppo imposto) una nuova concezione nei rapporti fra giudizi di genere diverso.
 


 



































 



Continuazione della Nota di commento

La ratio degli interventi legislativi, ad una prima restrittiva lettura ed interpretazione, si pone, infatti, nel senso della autonomia e della indipendenza reciproca fra i processi penale, civile e amministrativo, e di una patente ininfluenza della decisione penale.

In tale direzione, del resto, si è reiteratamente pronunciata la giurisprudenza nella fase immediatamente successiva alla entrata in vigore del nuovo codice penale di rito 1).

Sennonché, ad un esame più attento dello dato codicistico, si scoprono eccezioni e principi di segno opposto a quelli appena menzionati.

L’art. 75 c.p.p., se da una parte introduce una radicale innovazione nei rapporti tra l’azione civile di danno e il processo penale, poiché consente al danneggiato di esperire un’autonoma azione in sede civile senza che il giudizio debba essere sospeso fino alla definizione del processo penale e senza che possa essere pregiudicato da un eventuale pronuncia penale assolutoria, prevede, d’altra parte al comma 3 quale ipotesi eccezionale, la sospensione del giudizio civile quando il danneggiato si sia già costituito parte civile oppure quando abbia proposto l’azione civile dopo la sentenza penale di primo grado 2).

Per inciso, bisogna puntualizzare che, seppur non esplicitamente menzionato, l’art. 75 c.p.p. si riferisce indifferentemente all’azione risarcitoria del privato così come all’azione risarcitoria della pubblica amministrazione, per cui, le ipotesi di sospensione del giudizio di cui al comma 3 esplicano efficacia anche nel giudizio contabile 3).

L’efficacia del giudicato penale negli altri giudizi, disciplinata agli artt. 651 ss. c.p.p., se appare sotto vari aspetti ridimensionata rispetto al passato (nel vecchio codice si parlava non a caso di autorità di cosa giudicata), continua sicuramente ad esercitare un certo peso a favore della pregiudizialità della definizione delle vertenze penali sui medesimi fatti.

Infatti, se nelle ipotesi di prosecuzione autonoma del giudizio civile non è riconosciuta alcuna efficacia alla sentenza assolutoria, una simile correlazione non è contemplata dall’art. 651 per le sentenze di condanna, le quali pertanto, ove divengano irrevocabili prima della decisione civile, esplicheranno indiscriminatamente l’efficacia di giudicato ivi sancita 4).

I fantasmi del codice Rocco riaffiorano all’art. 211 delle norme di coordinamento al codice del 1988, ove si parla di sospensione necessaria del processo civile o amministrativo quando il processo penale possa dar luogo ad una sentenza che abbia efficacia di giudicato ( sentenza irrevocabile di condanna o di assoluzione emessa in seguito a dibattimento o a giudizio abbreviato -artt. 651 e 652 c.p.p.-) e sia già stata esercitata l’azione penale.

L’art. 211 è palesemente ispirato alla finalità di prevenire la contraddittorietà dei giudicati, finalità che deve comunque essere perseguita nell’intento di non svuotare della sua portata quello che era e rimane un principio cardine del nostro ordinamento 5).

La norma de quo rimanda all’art. 295 c.p.c. che, pur non contenendo alcun riferimento all’espunto art. 3 c.p.p. previgente, ha mantenuto lo stesso titolo di rubrica "sospensione necessaria" ed è stato adattato per prevedere la pregiudizialità della definizione di una controversia penale quando da questa dipenda la decisione della causa civile.

Che il dettato di tale articolo costituisca un quid pluris rispetto a quanto previsto dall’abolito art. 3 c.p.p., che prevedeva la necessità della sospensione tutte le volte che la cognizione del reato avesse influito sulla decisione della controversia civile, non è affatto desumibile dal semplice tenore letterale delle norme.

Invero, anche la giurisprudenza, inizialmente abbacinata dal nuovo principio della separatezza e autonomia dei giudizi civile, amministrativo e penale, con il tempo, sta prendendo atto della illusorietà della riforma codicistica, avendo già intrapreso un lento cammino all’indietro.

Sia la Cassazione civile che la Corte dei conti hanno cercato di stabilire, al di fuori delle ipotesi previste dall’art. 75 c.p.p., la soglia oltre la quale la sospensione diviene necessaria, indicandola di volta in volta nella pregiudizialità della questione, nella sua antecedenza logico-giuridica 6), nell’identità soggettiva 7).

Parallelamente, la Corte dei conti si più volte pronunciata per la facoltatività della sospensione del processo amministrativo-contabile di risarcimento danni, sospensione disposta "quando esistano particolari necessità istruttorie" 8) oppure ove possa derivare un’indubbia utilità dall’individuazione dei fatti in sede penale 9). Nello stesso senso è intervenuta autorevolmente la Corte dei conti a sezioni riunite in data 15 febbraio 1999, n. 3/A.

Da ultimo, non resta che concludere richiamando il recente intervento della sezione giurisdizionale centrale della Corte dei conti.

Il Collegio, sempre riconoscendosi le prerogative di una valutazione sull’opportunità nonché sulla convenienza di una decisione sospensiva, ha esplicitamente affermato la pregiudizialità della definizione del fatto in sede penale qualora ricorrano determinate correlazioni fra i due giudizi.

Secondo la Corte, il giudice contabile può valutare a suo insindacabile giudizio la necessità di una sospensione del giudizio amministrativo-contabile "ogni qual volta ravvisi tra i due procedimenti un rapporto di pregiudizialità, o perché vi è identità dei fatti devoluti alla cognizione del giudice contabile e quelli in via di accertamento nel processo penale, o perché l’esito del processo penale sia determinante ai fini della decisione del giudizio contabile, o perché i fatti da accertare nel giudizio contabile costituiscano, in tutto o in parte, antecedenti logico-giuridici nel giudizio contabile".

Pur pronunciandosi, in conformità con le sezioni riunite, per la facoltatività del giudizio sospensivo, vista l’abrogazione dell’art. 3 c.p.p. previgente, la Corte non si è esentata dall’elencare dettagliatamente la tipologia delle possibili pregiudizialità penali.

Entrando nel merito del giudizio de quo, la pregiudizialità penale scaturiva dalla necessità di vagliare gli stessi identici fatti, il cui unico mezzo di prova consisteva nelle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte in sede di indagini preliminari dal pubblico ministero su autorizzazione del G.I.P.

Anche su questo tema i giudici contabili hanno formulato un preciso, quanto importante principio giurisprudenziale.

Va, infatti, ricordato che, l’art. 270 c.p.p. vieta l’utilizzazione dei risultati delle intercettazioni (sia ambientali che telefoniche) in procedimenti diversi da quelli nei quali esse sono state disposte; l’unica eccezione riguarda i procedimenti per quei delitti nei quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

La necessità di salvaguardare quel fondamentale principio del processo penale che è la formazione della prova nel contraddittorio delle parti, impedisce di dare alla norma una interpretazione estensiva 10) ammettendo, quindi, l’utilizzabilità di detti mezzi di ricerca della prova entro limiti che appaiono invalicalicabili.

Atteso il principio espresso, si deve, semmai, discutere della possibilità di poter fare ricorso processuale a tali fonti in un giudizio totalmente diverso per genere rispetto a quello penale.

La Corte dei Conti, ricorrendo ad un chiaro richiamo alla Costituzione, il cui art. 15 sancisce l’indefettibile diritto alla riservatezza del cittadino, ne nega l’utilizzo in qualsiasi forma (anche volendo riconoscere alle intercettazioni un mero valore naturalistico).

A questo punto, il processo contabile si trova sprovvisto di una qualsiasi prova atta a fondare l’accusa, per cui si rende necessaria la previa definizione dei fatti in sede penale, unico luogo deputato all’accertamento della prova della eventuale responsabilità dell’imputato, per il tramite delle intercettazioni, non prima del previo loro giudizio di legittimità.

La delicatezza della questione concernente le fonti di prove ha, pertanto, risolto i giudici della Corte a pronunciare la sospensione addirittura in mancanza di una azione penale avviata.

Ciò in apparente contrasto con il dettato dell’art. 211 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, che prevede come requisito indefettibile della sospensione necessaria l’avvenuto esercizio dell’azione penale oltre che alla possibilità di addivenire ad una sentenza con efficacia di giudicato nell’altro processo (artt. 651 ss. c.p.p.).

In realtà, la Corte dei Conti si è venuta a pronunziare su una ipotesi di sospensione, che come dai giudici preventivamente chiarito, è stata ritenuta, peraltro, rientrante nell’ambito della facoltatività.

E’, quindi, evidentemente che la sospensione facoltativa può essere disposta al di fuori dell’ambito prescritto dall’art. 211.

Le ipotesi di sospensione necessaria del processo civile e amministrativo per pregiudizialità del processo penale, ben lungi dal limitarsi al ruolo eccezionale di cui all’art. 75 comma 3, occupano ancora un posto di tutta evidenza all’interno del nostro sistema processualistico.

La giurisprudenza, pur negando la permanenza di ipotesi di sospensione necessaria, ne va progressivamente delineando i confini; a volte addirittura a contrario, come nella pronuncia di cui sopra, che prevede l’esercizio della sospensione facoltativa quando nel procedimento penale non sia stata ancora esercitata l’azione penale.

Come, purtroppo, spesso avviene i giudici sono chiamati a colmare le lacune di un legislatore troppo distratto, nella sua ricostruzione casistica sia sotto il profilo processuale che sostanziale.

Chiunque può notare agevolmente che sul piano codicistico e normativo non esista una espressa previsione che regoli in modo chiaro la sospensione facoltativa.

Si tratta, quindi, more solito, di una lacuna, che ad oggi ha creato non pochi problemi, favorendo una interpretazione oltremodo restrittiva, tale da impedire che il giudizio contabile potesse alimentarsi in modo completo delle risultanze di quello penale, spesso e volentieri suo naturale presupposto di fatto e diritto.

E’ ben vero che, fatta salva la previsione di cui al co. 2° dell’art. 75 cpp, una assoluzione in sede penalistica può attenere a fatti e circostanze che non escludono di per sé una diversa tipologia di responsabilità, ad esempio laddove si concluda il giudizio con la formula che il fatto non costituisce reato, o attraverso il ricorso al co. 2° dell’art. 530 cpp, e per tale ragione non risultare preclusiva dell’azione contabile.

Ed è confermativo di quanto si va sostenendo il contenuto dell’art. 652 co. 1 e 2° cpp, che fa espresso riferimento alle formule, ritenute rilevanti ai fini che ci interessano, con le quali il giudice penale escluda la responsabilità dell’imputato rispetto al reato ascrittogli, e che richiama, a propria volta, l’art. 75.co. 2° cpp.

De jure condendo, non resta che auspicare un celere intervento chiarificatore da parte del Legislatore che, se vuole mantenere in vita un’ampia tipologia di ipotesi sospensive necessitate, deve almeno provvedere a disciplinarle dettagliatamente nonché a differenziarle rispetto alle ipotesi di sospensione facoltativa.
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ARTICOLO SULLE INTERCETTAZIONI:
E’ LEGITTIMO L’UTILIZZO DELLE INTERCETTAZIONI COME AUTONOMA FONTE DI PROVA ?
Utilizzo delle intercettazioni come fonte di prova
di Avv. Angelo Pignatelli



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